Lo stato degli stadi di proprietà in Italia

LO STATO DEGLI STADI DI PROPRIETÀ IN ITALIA

In Italia gli addetti ai lavori non fanno altro che parlare  della mancanza di impianti di proprietà per rilanciare il prodotto-calcio italiano. La verità è che acquistare uno stadio dal comune, come nel caso dell’Atalanta, o acquistare uno stadio dal comune e rifarlo di sana pianta come ha fatto l’Udinese o completarne uno, come il Benito Stirpe di Frosinone (ha il nome del padre dell’attuale presidente), non è la cosa più semplice da fare in Italia, tra burocrazia e la ricerca di finanziatori che credano nel progetto. In certi casi, il modo nel quale chiamare gli impianti ha acceso polemiche, perché andava incontro a una perdita di storia in favore di un incremento economico per i blianci del club.

LEGGI ANCHE: L’INTER TRASFORMA I B.U.U. IN UN ACUTO MESSAGGIO SOCIAL DI INCLUSIONE SOCIALE

In serie A al momento, cinque sono gli stadi di proprietà dei club e sono quelli di:
  1. Juventus;
  2. Sassuolo;
  3. Udinese;
  4. Atalanta;
  5. Frosinone.
Vediamo i dettagli e le similitudini di ognuno dei cinque impianti e la particolarità del nome che portano, tra iniziative di marketing e sponsorizzazioni, per un calcio che è sempre più votato per sopravvivenza, alle ragioni del business che del cuore.

JUVENTUS, SASSUOLO E LO STADIO CHE SI CHIAMA COME LO SPONSOR

Il conclamato Allianz Stadium della Juventus, è il capofila dei progetti virtuosi in Italia per quanto rigurda gli impianti di proprietà. Costruito sulle ceneri dello stadio delle Alpi nel periodo più buio della storia bianconera, quello condito da calciopoli, serie B e settimi posti in serie A, è diventato poi il volano del rilancio sportivo e commerciale del club in grado di attirare campioni con ingaggi monstre come Ronaldo e Ramsey (per il gallese sono garantiti sette milioni netti all’anno). Il Mapei stadium del Sassuolo, acquistato per soli 4 milioni di euro dal fallimento delle Reggiana, si chiamava “Stadio del Giglio”, poi ammodernato in uno dei più confortevoli d’Italia tra il 2010 e il 2012, quando il Sassuolo si stava preparando a diventare una società stabile delle serie A per le stagioni a venire. L’impianto del Sassuolo, piccolo comune di 40.000 anime in provincia di Modena, si trova a Reggio Emilia al quale è stato assegnato il nome di Mapei Stadium, l’azienda di famiglia. La Mapei è una multinazionale del settore dell’edilizia di proprietà di Squinzi, che detiene anche la proprietà della squadra, oltre a essere stato presidente di Confindustria.

LA CASA DELL’ATALANTA DIVENTA LA GEWISS ARENA

A Bergamo invece, lo stadio è stato acquistato dal comune per una cifra di 9 milioni di euro nel 2017 dal gruppo Percassi, già proprietari del club. Il naming dello stadio resterà quello storico, fino alla prossima estate, quando prenderà il nome di Gewiss Arena. La Gewiss, azienda operante nel territorio bergamasco, ha acquistato i diritti di denominazione dell’impianto, che seguiranno i lavori primaverili di ammodernamento. Le prime migliorie sono state fatte nel 2015, durante la trattativa di acquisto tra l’ente privato e quello pubblico, ma nell’estate del 2019 verranno investiti circa 35 milioni di euro nell’abbattimento e avvicinamento delle curve, e nelle operazioni di completa copertura dell’impianto, trasformandolo in un fortino che potrà magari accompagnare la Dea stabilmente in Europa dal 2021, quando i lavori saranno completi. Va ricordato che per il momento quando l’Atalanta ha giocato in Europa è stata ospitata dal Mapei Stadium di Reggio Emilia, del quale abbiamo parlato sopra.

IL FROSINONE E IL SUO BENITO STIRPE, APERTO 7 GIORNI SU 7

Figlio di un progetto degli anni ottanta e pensato per essere aperto tutti i giorni e ospitare gli uffici della società, il Benito Stirpe ha visto la luce nell’ultima stagione di serie B vittoriosa per i ciociari, ed è un gioiellino moderno e accessibile, fiore all’occhiello per i gialloblu laziali.

L’UDINESE, LA DACIA ARENA E IL SINDACO CONTARIO 

La DACIA ARENA è sorta nel 2013 sulle ceneri dello stadio Friuli, in un lavoro che alla società del padron Pozzo è costato 25 milioni di euro e che anche in questo caso vede un impianto-modello e moderno, aperto tutta la settimana e dotato di palestre e uffici di rappresentanza del club. Il sindaco di Udine intervistato da un emittente locale ha così parlato: “Voglio anche riparlare con i Pozzo dello stadio. Vorrei si chiamasse Friuli, capisco gli interessi commerciali e l’ evoluzione, ma qui c’ è una storia, quello stadio è nato dopo il terremoto che per noi ha un significato molto importante”, ha concluso il sindaco di Udine. La verità è che quella del sindaco di Udine è solo l’ultima querelle relativa a un calcio che perderà sempre più i propri connotati di marketing locale in merito a tutti gli impianti di proprietà delle società, si pensi ai centri medici, quelli di allenamento della prima squadra e dei centri di formazione giovanile (come la rinominazione dei centri sportvi dell’Inter dedicati al padre di Moratti e alla memoria di Giacinto Facchetti) fino agli stadi, per guardare verso un marketing il più globale possibile, fatto di nomi commerciali inseriti in ogni pezzettino della società, per sopravvivere e sopportare gli enormi costi del calcio attuale, al quale interessa a ragione vincere la partita delle sponsorizzazioni e dei ricavi, per poter vincere quelle del campo.

Comments

comments

Social Media Manager, Copywriter, creatore e curatore di contenuti. Sono appassionato di Marketing, pubblicità e sport. Ho fatte delle mie passioni una professione, così da non dover lavorare mai.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: