12 DOMANDE A SIMONE TOMASSETTI DI TWITTER

Oggi e dopo un iter giustamento lungo, ospito Simone Tomassetti, Head of Sports Sponsorship Southern Europe di Twitter, al quale ho fatto qualche domanda per capire come sta cambiando Twitter lato sport business e come questa piattaforma stia monetizzando la massiva presenza di video creati dagli operatori dello sport business, vere e proprie media company.  

1) Ciao Simone, potresti spiegare in cosa consiste il tuo ruolo presso Twitter e quanto della tua passione per lo sport c’è dentro lo svolgimento di questa mansione?

Il mio lavoro, insieme a quello dei miei colleghi che si occupano di altre regioni nel mondo, consiste nel chiudere accordi con i creatori di contenuti sportivi (i cosiddetti rightsholder) con l’obiettivo di arricchire la nostra piattaforma di contenuti premium. I contenuti video vengono successivamente monetizzati grazie al servizio “Amplify” di Twitter che prevede, attraverso un pre-roll, l’associazione di uno sponsor al contenuto video.

2) Dal punto di vista dei club sportivi, che sono diventate delle vere e proprie media house, vedasi l’exploit dell’Inter con Inter Media House, quali sfide sta affrontando Twitter per matchare i bisogni di questi player e intrattenere al meglio gli utenti?

Credo che la cosa più importante per i club sia offrire ai propri tifosi contenuti rilevanti, nuovi e adattati ai formati giusti. Da questo punto di vista, l’incremento dei video su Twitter è stato esponenziale, perché è il formato che i nostri utenti preferiscono utilizzare e sono contento nel vedere che i club si sono adeguati alle richieste dei loro tifosi, generando contenuti attuali e di qualità.

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Inoltre, attraverso la monetizzazione dei contenuti, incentiviamo i nostri partner a pubblicare i contenuti migliori.

3) Recentemente l’ AS Roma e specificamente l’account @asroma_en è stata la prima squadra italiana a siglare una partnership con Twitter, puoi dirci meglio in cosa consiste questa singolare sinergia?

Siamo particolarmente orgogliosi di questa partnership con la Roma e con tutti gli account del club. La novità principale è la possibilità di monetizzare i contenuti video della Roma su Twitter grazie ad Amplify. In sintesi, si tratta di una grande opportunità per i marchi che vogliono investire su Twitter, che potranno beneficiare della qualità dei video della Roma per veicolare il proprio brand alla platea di utenti che decidono di impattare.

4) Da addetto ai lavori, qual è il valore aggiunto dei contenuti dei giallorossi che è così coinvolgente per i tifosi e che ha spinto il social network di Jack Dorsey a creare questa sinergia?

Come dicevo, il prodotto che offre Twitter è unico nel suo genere. Siamo il solo social media che permette ad una marca di associarsi ad un contenuto video specifico. Si tratta di un vero prodotto di sponsorizzazione. Il valore aggiunto è quindi la possibilità per i brand che investono su Twitter di poter associare il proprio marchio a contenuti premium della Roma.

5) Questo nuovo modello di partenariato sarà una esclusiva per la Roma in Italia, o state pensando di estendere questa collaborazione anche ad altre realtà del calcio italiano?

La Roma è stata la prima squadra italiana con cui abbiamo chiuso questo accordo, ma il prodotto Amplify si rivolge a tutti i rightsholder sul mercato. Sky Italia, ad esempio, monetizza su Twitter tutti i suoi contenuti premium, dalla Serie A, alla Champions League fino a Masterchef e X-Factor. Grazie a questi accordi, Twitter è diventata la piattaforma perfetta per informarsi su quello che succede nel mondo e per seguire gli eventi che più interessano. Siamo fiduciosi di annunciare altre partnership nei prossimi mesi.

6) A parte lo sviluppo del vostro business tramite le partnership, pensate di investire anche in sponsorizzazioni sportive? Ritenete interessante per il vostro brand sfruttare il nuovo istituto introdotto nei cinque maggiori campionati europei (in questa stagione in Italia) della sponsorizzazione di manica per accrescere la brand awareness e la massa critica di utenti Twitter in Italia che, secondo le ultime stime, è intorno ai 7 milioni di twitteri?

A titolo personale posso dire che al momento non credo che questa sia una strategia a breve termine per Twitter.

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7) Le fan-base sui social network degli atleti, salvo in rarissime eccezioni, sono superiori rispetto a quelle dei club sportivi. In che modo secondo te possono i club utilizzare queste “voci” per amplificare i loro messaggi pubblicitari e di brand e se ti è capitato qualche esempio virtuoso nella tua esperienza di sports-marketer?

I numeri dipendono ovviamente da club a club ma non bisogna dimenticare che club come Real Madrid e Barcellona hanno più di 50 milioni di followers, un numero che pochi atleti possono “permettersi”. In ogni caso, credo che atleti e club non siano in competizione su Twitter. Gli atleti spesso parlano della loro vita privata o promuovono loro stessi, i club invece informano e fidelizzano il tifoso. In generale, i club hanno un approccio più strutturato.

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8) Da qualche anno a questa parte,Twitter è diventato la sala stampa-social dello sport, dove sportivi, procuratori, giornalisti e tifosi mescolano le loro voci tra dichiarazioni, comunicati e stralci di vita privata.

Come Twitter utilizza questa moltitudine di dati e di rumori lato business per attirare gli inserzionisti sulla propria piattaforma?

Twitter è la piattaforma del “what’s happening”, quello che accade nella vita reale, accade su Twitter. La nostra piattaforma è una finestra sul mondo, che gli utenti utilizzano per essere informati su quello che succede. L’interesse per quello che accade nel mondo rende gli utenti di Twitter un’audience di qualità, curiosa, con quello che viene chiamato il discovery mindset. Attraverso le nostre campagne mettiamo a disposizione degli inserzionisti questi dati aggregati facendo sì che, da un lato i brand possano targetizzare le proprie campagne senza sprecare soldi e dall’altro gli utenti ricevano messaggi pubblicitari che per loro sono realmente interessanti. Da utente sono molto contento di non ricevere su Twitter “pubblicità spazzatura”, a cui purtroppo siamo stati abituati negli anni navigando sul web. Al contrario se, ad esempio, sono un appassionato di videogiochi, sarò interessato ad essere informato sull’ultima novità in uscita, magari con un codice sconto in omaggio. Tutto questo è possibile grazie alla targetizzazione delle campagne.

9) Avete pensato a un format, magari per il mercato italiano da trasmettere solo su Twitter sul mondo dello sport sulla stregua della fortunata serie di Buzzfeed AM2DM?

Il mercato americano, come spesso accade, è precursore di tante novità. Dal punto di vista digitale i prodotti vengono lanciati e “assorbiti” prima ed il volume degli investimenti pubblicitari sul digitale, rispetto ai media tradizionali, è decisamente superiore che in Italia. Sono convinto che nei prossimi anni avremo “produzioni” locali, ma al momento siamo concentrati a sfruttare le produzioni esistenti dei nostri partner.

10)Che tipo di rapporto avete con i player dei media che operano su più mercati internazionali come SKY e DAZN e avete mai sviluppato economia di scala per standardizzare alcuni processi?

I broadcaster (e le piattaforme OTT) sono i nostri principali partner in termini di volumi di contenuti. Grazie alle partnership con loro, Twitter beneficia di contenuti premium, allo stesso tempo li aiutiamo a raggiungere un audience diversa, che le piattaforme tradizionali fanno più fatica a coinvolgere. Sky, ad esempio, è un partner di Twitter a livello globale, non solo in Italia. Sono molto orgoglioso di questa partnership che credo stia portando benefici a tutti, noi, loro ma soprattutto agli utenti.

11)Puoi parlarci dell’innovazione tecnologica nel modo di seguire lo sport live che state mettendo in campo con NBA?

Credo che questa, come altre iniziative simili, siano figlie della segmentazione tecnologica. Questa si traduce in una segmentazione dei diritti media, cioè la possibilità di sfruttare dei contenuti su differenti piattaforme, inclusa Twitter. Sono convinto che nei prossimi anni ci saranno tante altre declinazioni, il mercato dei diritti viaggia sempre a braccetto con quello della tecnologia.

12)Puoi descrivere il tuo percorso di studi e quali consigli ti senti di dare a chi vuole intraprendere il percorso dei sogni di lavorare nel marketing dello sport?

Mi sono laureato in scienze politiche e successivamente in relazioni internazionali. Sono entrato quindi nel mondo dei diritti sportivi lavorando per Infront Sports & Media, un’agenzia che si occupa di compravendita dei diritti media. Quando iniziai, 10 anni fa, i social media ed il digitale in generale erano una parte accessoria del nostro business, pertanto non esistevano dei veri “esperti” in materia. Mi sono quindi interessato a questo ambito ed ho iniziato a parlare con i vari social media che nel frattempo si affacciavano a questo mondo, tra cui ovviamente Twitter. Quando infine Twitter ha cercato una figura che venisse dal mondo dei media, ma che avesse anche conoscenza dei social, ho approfittato degli anni di lavoro che avevo accumulato. Il mio consiglio, per chi volesse entrare in questo mondo, è sicuramente quello di approfondire le conoscenze dell’industria digitale, un mercato che sta crescendo molto velocemente. Allo stesso tempo consiglio di non smettere mai di imparare, l’industria dei media è fortemente influenzata dalle nuove tecnologie, è importante quindi aggiornarsi ed essere sempre curiosi di scoprire cosa c’è di nuovo.

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Social Media Manager, Copywriter, creatore e curatore di contenuti. Sono appassionato di Marketing, pubblicità e sport. Ho fatte delle mie passioni una professione, così da non dover lavorare mai.

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