Le Talking Bench fanno parlare il lungomare di Bari

Presentate da Anna De Francesco, sono 10 e sono state realizzate da 9 studenti dell’Accademia di Belle Arti di Bari.
talking bench
Sono state presentate giovedÌ 22 Dicembre 2016 sul litorale barese le Talking Bench, alla presenza dell’assessore alle politiche culturali del comune Silvio Maselli e di numerosi astanti che hanno colto l’occasione PER ASCOLTARE l’inno d’amore che le “panchine che parlano” hanno da dire per Bari.
 
Il progetto Talking Bench è stato patrocinato, tra gli altri enti, anche dall’amministrazione comunale. Il progetto è stato coordinato dall’associazione di promozione sociale PopHub che, grazie al contributo del garante regionale per i diritti dei detenuti, ha potuto condurre il laboratorio di lettura tenutosi nella casa circondariale di Bari e ha potuto dar corso alla successiva realizzazione dei lavori da parte degli studenti dell’Accademia. Le panchine individuate partono dal noto locale della movida barese “Chiringuito”, una ogni tre, sino a raggiungere la vicina piazza Diaz, ognuna con un tema che parla di Bari ai baresi e i suoi sempre più crescenti visitatori. A curarlo l’ideatrice Mariapaola Spinelli.
“Le panchine sono state trasformate in immagini grazie agli allievi dell’Accademia di Belle Arti e alle frasi scelte dai detenuti della casa circondariale, estrapolate dai principali romanzi degli ultimi anni ambientati a Bari: frasi ispirate ai valori della libertà e all’amore per la nostra città.”

La presentazione è stata trasmessa live su Facebook dalla pagina ufficiale di Repubblica Bari, la prima redazione a coprire la notizia in tempi non sospetti, quando le ormai famose dieci panchine erano ancora coperte dagli incartamenti neri di cellophane lo scorso Novembre:

L’iniziativa Talking Bench consiste nell’abbellimento di 10 sedute che arredano l’imponente e iconico lungomare Nazario Sauro di Bari, costruito durante il biennio fascista. Gli artisti in erba dell’Accademia hanno sfidato il freddo e le intemperie di questo autunno barese lavorando giorno e notte per oltre due mesi, al fine di preservare la novità delle opere sino alla data odierna di presentazione e hanno lavorato prevalentemente (ahimè), per tenerle al riparo (con copiosi imballaggi) dalle iniziative vandaliche da parte degli stessi abitanti della città metropolitana.

Gli artisti sono: 1. Yuelin Sheng 2. Veronica Liuzzi (autrice di 2 panchine) 3. Ornella De Carlo 4. Gianluca Biasi 5. Cristina Stabile 6. Mariateresa Quercia 7. Davide Mangione 8. Annamaria Di Lecce 9. Valentina Marazia.

Tra i soggetti delle 10 panchine, vi sono citazioni tratte da libri ambientati a Bari o scritti da autori baresi come G. Carofiglio, Nicola Lagioia e Antonella Lattanzi e anche di frasi segnalate dai detenuti del carcere di Bari, poi tradotte in immagini dagli studenti sotto l’egida della Dott.ssa Anna De Francesco.

I temi visuali spaziano dall’attualità, con la panchina social, sulla quale si possono ammirare delle rappresentazioni degli emoji usati sui social network. Le emoji estremizzano il linguaggio giovanile grazie alla semiotica fatta di faccine gialle che parlano di stati d’animo e sentimenti sostituendo talvolta le parole.

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Non mancano i riferimenti all’arte moderna, con le stilizzazioni liberamente ispirate all’artista spagnolo Mirò o all’attualità con un chiaro riferimento alla recente strage ferroviaria, avvenuta a giugno, sulla tratta Andria – Corato o ancora all’amore per la città di San Nicola, che gli studenti hanno trasposto in panchine parlanti dalle cromie marine, che guardano-parlano alla bellezza della città dall’alto.

Il progetto delle Talking Bench è tra i più interessanti portati avanti dall’amministrazione locale, in quanto esso riqualifica le bellezze già presenti in città con un impatto economico molto basso, offrendo un’attrazione di sicuro interesse per i turisti della città e spingendo il capoluogo pugliese nella direzione della city break destination.

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Dal punto di vista del marketing, le panchine aggiungono un valore simbolico alla città di San Nicola e del ponte dell’asse Nord-Sud, conferendo a Bari un’immagine più cosmopolita, moderna e aperta al cambiamento. Se il lungomare è dei cittadini e dei turisti che si godono il clima e la bellezze della città, le panchine parlanti danno voce a una Bari postmoderna, dove i suoi giovani flâneur difendono la libertà di espressione, l’accettazione delle uguaglianze e il riscatto della condizione sociale proteggendo il donoe alla città di giovani artisti.

La speranza è quella che i cittadini le difendano come il “divano di casa” e le lascino perdurare nel tempo, alla luce anche della probabile estensione del progetto su iniziativa privata che, a quanto pare, farà “parlare” tutto il lungomare.

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